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ALL AROUND eMTB ( 2° PUNTATA)

La AA200 non è semplicemente una gara è molto di più: durante i cinque intensi giorni della manifestazione tra organizzatori, addetti ai lavori e Bikers è si è costituita una comunità itinerante e coesa che ha favorito il superamento delle tante e variegate difficoltà che abbiamo via via incontrato.

Gli atleti, a partire da quelli che puntavano al podio, sono stati un esempio di sportività: il primo a prestare aiuto a Martino Fruet, dopo la rottura del cambio, è stato proprio Andrea Garibbo, il suo principale avversario.

Al termine della seconda tappa, persa ogni speranza di vittoria, Martino ha avuto solo per un attimo la tentazione di ritirarsi. Le ultime due tappe le ha vissute da protagonista, solo un errore di percorso lo ha privato della vittoria di giornata della terza tappa, ma si è ampiamente ripreso nell'ultima frazione.

Dal Canto mio, non essendo ufficialmente in gara, ho avuto la possibilità di partire in scia al primo, stare in sua compagnia per qualche km, recuperare in attesa del secondo e così via fino a trovare un compagno di viaggio con lo stesso mio passo. In questo modo ho potuto valutare  sia gli atleti di punta sia godermi la compagnia del concorrente con il quale condividere le difficoltà, la sontuosità delle bellezze naturali della Valle d'Aosta e i tratti più tecnici sia in discesa sia in salita dove poter esprimere le personali abilità di guida.

Il concorrente più completo, senza ombra di dubbio, risponde al nome di Martino Fruet, forte in salita e nei falsopiani, dove è in grado di andare ben oltre l'assistenza del motore, con la sua Lapierre Overvolt GLP2 con batteria da 500 Wh; fortissimo in discesa, forse, in alcuni tratti, fin troppo irruente, è stato il vero mattatore della competizione ma, non sempre il più forte vince. Sicuramente si ripresenterà al via della prossima edizione per, facendo buon uso di questa esperienza, puntare alla vittoria che, in questa prima edizione, gli è sfuggita di mano.

Onore a Andrea Garibbo che ha vinto meritatamente per la continuità delle sue prestazioni e a Franco Edoardo che ha chiuso in seconda posizione. Sul terzo gradino del podio è salito il coriaceo olandese Rob Meeuwessen.

Nadine Sapin, moglie della mia vecchia conoscenza Francois Dola, è stata la grande rivelazione di questa competizione: in salita ha dimostrato di essere la più forte del lotto: non è riuscita a salire sul podio perché, oltremodo, penalizzata dai tratti a spinta e, sopratutto, dall'estenuante “portage” dell'ultima tappa.   

Prima di iniziare questa avventura il mio obiettivo principale era di portarla a termine senza dare fondo alle mie, ormai diminuite, potenzialità atletiche, cercando di esprimermi al meglio sui terreni tecnici a me più congeniali.

Nelle prime due tappe, la poca confidenza con la mia nuova Specialized Turbo Levo Comp Carbon mi ha consigliato di limitare il livello di assistenza per non rischiare di rimanere a secco prima di tagliare il traguardo; in questo modo ho concluso le  tappe con il 38% della batteria il 1° giorno ed il 35% il 2°. Dalla terza tappa in poi ho aggiustato il tiro dando fiducia alla batteria da 700 Wh (meglio tardi che mai!), proprio in tempo per affrontare la tappa più dura, con evidenti vantaggi a livello fisico che mi hanno consentito di migliorare le mie prestazioni sia sulle salite sia sulle discese più tecniche.

Alla fine della 4 tappa ho assaporato il piacere di aver portato a termine la mia personale impresa, soffrendo il giusto dove era necessario, senza imprecare contro chicchessia anzi,  ringraziando gli organizzatori, Luca Santini in primis, per avermi dato la possibilità di vivere questa intensa avventura. Al momento non mi sono posto il problema se partecipare o meno alla prossima edizione.

Anche per la Turbo Levo è stato un test probante, superato a pieni voti, senza il ben che minimo inconveniente: oltre alle cure di routine a fine gara, ho provveduto, precauzionalmente, alla sostituzione delle pastiglie del freno posteriore, già parzialmente usurate prima della partenza.

A livello geometrico la mia Specialized ha confermato le mie previsioni, mettendomi a disposizione un mezzo con il giusto compromesso tra l'agilità necessaria nelle salite più tortuose (ne ho dovuto superare una caterva nelle 4 tappe) e la stabilità per affrontare in pieno controllo le discese più impervie, lungo le quali mi sono divertito al di la delle mie più rosee aspettative.

Le ruote con inserto e mescola morbida (T9) mi hanno consentito di viaggiare in piena tranquillità anche sui terreni a forte rischio pizzicatura senza rinunciare a livelli di smorzamento e trazione ottimali.

La trasmissione, con rapporti apparentemente troppo corti (32x10/52) per una ruota posteriore da 27,5x2,6”, si è dimostrata azzeccata: anche quando la fatica ha preso il sopravvento sono riuscito a mantenere cadenze superiori a 75 pedalate al minuto,  condizione ideale per aumentare l'autonomia.

Durante la gara ho utilizzato, sistematicamente, la possibilità di gestire l'aumento o la diminuzione del livello di assistenza per step del 10%. In questo modo, oltre alla miglior gestione della batteria, ho trovato il modo di ottenere, manualmente, l'effetto della progressione dinamica dell'assistenza al quale ero abituato con le e-bike da me usate in precedenza, a tutto vantaggio della possibilità di superamento degli innumerevoli tratti al limite del pedalabile che ho incontrato nelle quattro giornate di gara.

La mia Turbo Levo Comp Carbon in asseto gara, con pedali, portaborraccia, borraccia, Garmin con staffa dedicata, inserti e liquido sigillante su entrambe le ruote e gomma posteriore con mescola T9 e carcassa Gravity pesa 23,130 kg.

Molto positivi anche i riscontri sulla funzionalità delle protezioni, a partire dal casco Specialized Tactic MIPS leggero, ventilato e comodo. Così come il corpetto, le ginocchiere e le gomitiere Fox Enduro D30 che mi hanno lasciato la massima libertà di movimento e sono rimasti, saldamente, nella posizione corretta per l'intera giornata.

Conclusa questa manifestazione che ha proposto agli organizzatori una serie di problematiche, mi sento di trarre alcune mie personalissime conclusioni. A partire dal Format originale di questa gara che ha spiazzato alcuni concorrenti che, probabilmente, non si aspettavano di dover superare impegnativi tratti a spinta e, addirittura i 50 m di dislivello finale di “portage”. Detto questo bisogna considerare l'orografia della Valle d'Aosta che propone scenari indimenticabili ma che pone severe condizioni per superare i valichi oltre i 2.700 m di altezza: non c'è alternativa se si vuole organizzare un giro ad anello!

Un problema che è emerso ed andrà risolto in modo più funzionale, riguarda la segnalazione di alcune deviazioni: l'utilizzo del mio Garmin 530 mi ha permesso di seguire la traccia con precisione nella maggior parte del tracciato. E' chiaro che in un single trak in discesa mi concentravo sul percorso, dimenticando di seguire le indicazioni del GPS: in queste situazioni, peraltro numerose nelle quattro tappe, le deviazioni vanno segnalate con la massima precisione, cosa che non sempre ho riscontrato e che ha creato problemi sopratutto agli atleti di punta.

Il mio bilancio personale alla fine della manifestazione è decisamente positivo: la consapevolezza di non essere più un atleta in piena forma mi ha consigliato prudenza, ma strada facendo, ho capito che i miei limiti psico/fisici erano molto superiori alle mie aspettative. Durante le quattro impegnative tappe sono rimasto continuamente presente a me stesso, concentrato nel “Qui ed Ora”, condizione indispensabile per affrontare il susseguirsi delle innumerevoli difficoltà tenendo tutto sotto controllo e gioire degli innumerevoli tratti tecnici sia in salita sia in discesa che il percorso mi ha proposto.

Concludo con questa riflessione, che penso possa essere condivisa con gli altri partecipanti: affrontare questa impresa con slancio gioioso e portarla a termine con vitale entusiasmo, è un grande insegnamento per affrontare la vita nella sua quotidianità.

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